sanità – Studio Fisioterapico Carlotta Viti https://studiofisioterapicoviti.it Terapia Manuale Sun, 11 Jul 2021 11:47:16 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=4.9.8 https://studiofisioterapicoviti.it/wp-content/uploads/2016/09/cropped-logo.w512-32x32.png sanità – Studio Fisioterapico Carlotta Viti https://studiofisioterapicoviti.it 32 32 Nuovo DPCM – 3 nov 2020 https://studiofisioterapicoviti.it/2020/11/05/nuovo-dpcm-3-nov-2020/ Thu, 05 Nov 2020 04:50:26 +0000 https://studiofisioterapicoviti.it/?p=2874 Parliamo ormai della terza fase nella gestione della seconda ondata della Pandemia di CoVid19 da SARS-COV2: di fatto la prima ondata pandemica non si è mai fermata ma è stata semplicemente oscurata temporaneamente da interessi dominanti a livello politico, economico, collettivo e individuale che hanno dato via libera ad un’estate senza limiti, il cui prezzo

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Parliamo ormai della terza fase nella gestione della seconda ondata della Pandemia di CoVid19 da SARS-COV2: di fatto la prima ondata pandemica non si è mai fermata ma è stata semplicemente oscurata temporaneamente da interessi dominanti a livello politico, economico, collettivo e individuale che hanno dato via libera ad un’estate senza limiti, il cui prezzo -era chiaro- sarebbe arrivato con il primo freddo. Se è vero che la medicina non è una scienza esatta, è altrettanto vero che non è una mera opinione del primo che passa, ma possiede strumenti epidemiologici validi per investigare, comprendere e prevenire: resta quindi difficile da comprendere come -dopo i primi tre mesi di emergenza, tale ondata -profetizzata sin da marzo- non sia stata gestita con maggior prudenza e lungimiranza.

Sicuramente non hanno aiutato le fake news sui social che -in nome della libertà di parola e di opinione- hanno dato spazio al qualunquismo di ignoranti e malpensanti che, riempiendosi la bocca di paroloni scientifici e di “capacità critica” in buona o cattiva fede, hanno irresponsabilmente sporcato informazioni importanti che avrebbero aiutato ad omogeneizzare comportamenti igienici preventivi di fondamentale importanza. In parallelo, il mondo del giornalismo che da tempo ha rinunciato a fare informazione e troppo spesso si dedica alla notizia sensazionistica misurata a colpi di click, senza neppure andare alla fonte pur di tagliare il traguardo della presenza mediatica, ha diffuso, confuso e alimentato diffidenza. Al contempo tramite la TV è stato portato nelle case delle persone il dibattito scientifico “primario” che, inevitabile fonte di ricchezza e fondamentale processo intellettivo che produce evoluzione e scoperte, da sempre avviene dietro le quinte del mondo della ricerca per poi uscire sotto forma di informazione scientifica per addetti ai lavori e non: fase di analisi e crescita indispensabile ma non per forza condivisibile nella sua forma più grezza della fase iniziale perché non compresa o interpretata come inaffidabile da chi, non conoscendone le dinamiche evolutive, non può che concludere che anche gli scienziati sono smarriti. Alcuni scienziati e sanitari poi si sono lanciati nel teatro televisivo alla ricerca di notorietà ed hanno partecipato al caos mediatico con dichiarazioni prive di fondamento scientifico (poi ritrattate o mascherate sotto le mentite spoglie di malinteso), finalizzato a scopi politici e non sanitari. Il mondo della politica tutto non ci ha risparmiato strumentalizzazioni inopportune: sarebbe stato bello per una volta restare stupiti dalla maturità di una classe dirigente che per una volta avrebbe avuto un tema “neutro” attorno al quale unirsi e pianificare responsabilmente politiche costruttive e lungimiranti per uscire da questa pandemia con meno ferite e qualche nuova opportunità. Paura, confusione e il crescente disagio socio-economico hanno aumentato reazioni di evitamento e di deresponsabilizzazione di parte della popolazione che non ha aderito alla richiesta di partecipazione a comportamenti di tutela collettiva tramite distanziamento fisico (non sociale), ridotta mobilità alle reali esigenze, utilizzo appropriato di mascherine, disinfezione frequente di mani, elevata igiene di ambienti e indumenti.

Resta curioso come i bias euristici che il nostro sistema mette in atto prevalgano su conoscenza e buon senso, tanto da perseverare nella comparazione del Sars Cov2 con una qualunque influenza stagionale, a fronte della coerenza di dati analizzati da enti indipendenti ed autonomi che dimostrano le caratteristiche proprie di questo virus.

Tuttavia, anche se tutti i media descrivono preferibilmente la minoranza negazionista che fa più scalpore della maggioranza responsabile, la popolazione è mediamente attenta e pronta a fare sacrifici, nonostante la stanchezza, l’incertezza e la frustrazione nel vedere i propri sforzi cancellati da assembramenti impuniti. Forse, se il Governo investisse in controlli ci sarebbero meno abusi e se i giornalisti cominciassero a parlare dei tanti gesti di civiltà quotidiana, si alzerebbe il tono dell’umore di molti che -non potendosi contare- si percepiscono come rare mosche bianche in sofferenza per l’inutile sforzo psicologico ed economico atto a ridurre la velocità di propagazione del virus ma percepito come insufficiente nella minoranza negazionista che -sotto la lente- appare enorme.

Ed eccoci ad oggi: il crescere dei numeri dei positivi asintomatici, sintomatici, malati gravi e a rischio di vita in relazione alle risorse umane, strutturali ed economiche territoriali sono in continuo aumento, fatto indiscutibile nonostante la criticabile strategia di raccolta, analisi e condivisione dei dati che -ancora una volta- spacca il territorio e sottolinea la grave mancanza di unità d’intenti a livello politico e governativo dove, evidentemente, le priorità continuano ad essere altre e non il bene comune. Una disarmante strumentalizzazione politica che trasforma dati, notizie, decisioni in occasioni per la campagna permanente dei troppi pseudo-leader.

Tale criticità impone nuove misure di contenimento che, a mio avviso, vedono differenze regionali a seconda del rapporto positivi/risorse ed altri parametri di governance sanitaria.

Nessuna Regione verde. Giallo, Arancione e Rosso i colori di una nuova emergenza da rincorrere dopo mesi di dati ed analisi GIMBE che hanno mostrato chiaramente l’andamento e denunciato spesse volte la necessità di agire subito -sin da settembre- per contenere una diffusione che gli spostamenti vacanzieri hanno contribuito a promuovere ed alimentare.

Area gialla: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Province di Trento e Bolzano, Sardegna, Toscana, Umbria, Veneto.
Area arancione: Puglia, Sicilia.
Area rossa: Calabria, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta.

Stupiscono alcune regioni in area gialla come l’Emilia Romagna che, probabilmente grazie alle elevate risorse, nonostante l’alto RT, restano apparentemente a minor rischio di altre.

Ecco le linee guida primarie da seguire per ogni area:

Fonte ufficiale:

http://www.governo.it/node/15617

Allegati:

http://www.governo.it/sites/new.governo.it/files/Dpcm_20201103_allegati_.pdf

http://www.governo.it/it/media/dpcm-3-novembre-2020-conferenza-stampa-del-presidente-conte/15626

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#iorestoacasa https://studiofisioterapicoviti.it/2020/03/09/iorestoacasa/ Mon, 09 Mar 2020 22:59:17 +0000 https://studiofisioterapicoviti.it/?p=2479 “Non c’è più tempo. I numeri ci raccontano di una crescita importante dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. Le nostre abitudini vanno cambiate ora. Dobbiamo tutti rinunciare a qualcosa per il bene dell’Italia, e lo dobbiamo fare subito” [Comunicazione del Presidente del Consiglio Conte] Il testo che verrà firmato a breve

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“Non c’è più tempo. I numeri ci raccontano di una crescita importante dei contagi, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. Le nostre abitudini vanno cambiate ora. Dobbiamo tutti rinunciare a qualcosa per il bene dell’Italia, e lo dobbiamo fare subito” [Comunicazione del Presidente del Consiglio Conte]

Il testo che verrà firmato a breve da Conte, sarà pubblicato già stasera in Gazzetta Ufficiale. Le nuove misure saranno dunque operative già da domani, martedì 10 marzo 2020.

Su Quotidiano Sanità l’articolo completo con le misure del nuovo DPCM come segue:

Con l’articolo 1 si estendono all’intero territorio nazionale le misure già previste dal Dpcm dell’8 marzo per la Regione Lombardia e 14 province di Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Marche, e in paerticolare:

a) evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dai territori di cui al presente articolo, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;

b) ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,50 C) è fortemente raccomandato di rimanere presso il proprio domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante;

c) divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus;

d) (modificato, come di seguito, rispetto al precedente Dpcm, ndr.) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro;

e) si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie, fermo restando quanto previsto dall’articolo 2, comma 1, lettera r);

f) sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici;

g) sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività;

h) sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi;

i) l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro di cui all’allegato 1 lettera d). Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri;

l) sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

m) sono sospese le procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato I lettera d);

n) sono consentite le attività di ristorazione e bar dalle 6.00 alle 18.00, con obbligo, a carico del gestore, di predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro di cui all’allegato 1 lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione;

o) sono consentite le attività commerciali diverse da quelle di cui alla lettera precedente a condizione che il gestore garantisca un accesso ai predetti luoghi con modalità contingentate o comunque idonee a evitare assembramenti di persone, tenuto conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza di almeno un metro di cui all’allegato I lettera d), tra i visitatori, con sanzione della sospensione dell’attività ln caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse;

p) sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale;

q) sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza intelpersonale di un metro di cui all’allegato I lettera d), ed evitando assembramenti;

r) nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque predisporre le condizioni per garantire la possibilità del rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato I lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1 lettera d), le richiamate strutture dovranno essere chiuse. La chiusura non è disposta per farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari, il cui gestore è chiamato a garantire comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato I lettera d), con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione;

s) sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;

t) sono sospesi gli esami di idoneità di cui all’articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, da espletarsi presso gli uffici periferici della motorizzazione civile aventi sede nei territori di cui al presente articolo; con apposito provvedimento dirigenziale è disposta, in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere le prove d’esame in ragione della sospensione, la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.

Sull’intero territorio nazionale vengono poi vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

All’articolo 2 si spiega che queste disposizioni avranno effetto dal 10 marzo fino al 3 aprile 2020.

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Il buon senso nero su bianco (grazie a TSRM-PSTRP e AIFI dell’Emilia Romagna) https://studiofisioterapicoviti.it/2020/03/09/il-buon-senso-nero-su-bianco/ Mon, 09 Mar 2020 20:32:15 +0000 https://studiofisioterapicoviti.it/?p=2472 Come scritto qualche giorno fa nel mio post dal titolo “l’igiene del corpo, dei luoghi e della mente: riflessioni in emergenza 2020″, non è facile gestire in modo adeguato questa situazione per tutti nuova, inaspettata e surreale ed essere all’altezza del ruolo che ricopriamo come cittadini e come sanitari, adottando misure adeguate e prendendo posizioni

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Come scritto qualche giorno fa nel mio post dal titolo “l’igiene del corpo, dei luoghi e della mente: riflessioni in emergenza 2020″, non è facile gestire in modo adeguato questa situazione per tutti nuova, inaspettata e surreale ed essere all’altezza del ruolo che ricopriamo come cittadini e come sanitari, adottando misure adeguate e prendendo posizioni coerenti. Non è facile perché non siamo preparati ma anche perché è mancata una guida che indicasse la strada, mettendo in chiaro le priorità collettive rispetto a agli interessi individuali, senza lasciarli al buon senso dei singoli. Durante questa emergenza non sono infatti ancora state contemplate misure di sicurezza per i liberi professionisti (così come raramente vengono elaborate strategie di sostegno alle le partite iva), rafforzando la solitudine di una popolazione di invisibili che, seppur costituita da grandi numeri e capace di importanti contributi (diretti ed indiretti), pare non avere mai abbastanza voce. Mi auguravo, in quel post, una imminente divulgazione di direttive per tutelarci e tutelare ma anche per standardizzare i comportamenti e ridurre il fai date.

A livello Nazionale e Regionale questo non è ancora avvenuto, tuttavia il TSRM-PSTRP, in collaborazione con AIFI, oggi ha divulgato un comunicato di fondamentale importanza che, oltre a dare indicazioni concrete, sottolinea i valori etici che ci debbono guidare come cittadini e come professionisti della salute.

Per altre informazioni:

Come sanitari anche noi abbiamo bisogno di indicazioni chiare e di un accesso agevolato ai materiali come igienizzanti, mascherine, guanti, ormai irreperibili ovunque se non dai peggiori speculatori a prezzi insostenibili.

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L’igiene del corpo, dei luoghi e della mente: riflessioni in emergenza 2020 https://studiofisioterapicoviti.it/2020/03/05/ligiene-del-corpo-dei-luoghi-e-della-mente-riflessioni-in-emergenza-2020/ Thu, 05 Mar 2020 13:48:54 +0000 https://studiofisioterapicoviti.it/?p=2425 Come fisioterapista non ho certamente gli strumenti di virologia adeguati per strutturare, e tanto meno esprimere una opinione netta, forte e sicura in merito a questo nuovo virus di cui tutti parlano da quando, il 22 febbraio anche qui in Italia è stato individuato il primo caso positivo al coronavirus SARS-CoV-2. Tuttavia – in qualità di

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Come fisioterapista non ho certamente gli strumenti di virologia adeguati per strutturare, e tanto meno esprimere una opinione netta, forte e sicura in merito a questo nuovo virus di cui tutti parlano da quando, il 22 febbraio anche qui in Italia è stato individuato il primo caso positivo al coronavirus SARS-CoV-2. Tuttavia – in qualità di sanitario – mi sento chiamata a gestire al meglio il mio Studio Fisioterapico, oltre che nella pratica quotidiana, in merito alla tutela dei pazienti ed alla loro sicurezza negli ambienti in cui si svolge la terapia.

Ciò che sappiamo ad oggi in merito al virus è che i nostri scienziati stanno lavorando al meglio per isolarne i diversi ceppi e per trovare quanto prima il vaccino che ci proteggerà, che i sanitari in prima linea sono operativi per aiutarci al meglio in caso di bisogno mentre il governo è all’opera per elaborare strategie d’emergenza per il contenimento della propagazione. E’ un virus simile ad altri ma sufficientemente differente, per il quale non abbiamo ancora prodotto glanticorpi: è capace di mutazioni veloci, è caratterizzato da grande adattabilità ed elevata trasmissibilità, che può esprimersi con un quadro sintomatico denominato CoVid-19 (con tosse, febbre e talvolta diarrea) o asintomatico. Sappiamo che può mantenere la propria vitalità su una superficie infetta fino a 9 ore e che i soggetti più fragili (anziani, immunodepressi e persone già malate) hanno una maggior probabilità di esprimere quadri clinicamente più complessi e difficili da gestire, in caso di infezione. Per questo è importante adattarsi con elasticità a questa nuova situazione, cambiando piccole abitudini di vita, in modo da collaborare al meglio ed aderire alle norme di igiene indicate dall’OMS. Quest’ultime – riprese dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità – sono ad oggi la migliore prevenzione a disposizione da mettere in atto. Nei siti istituzionali sono reperibili informazioni affidabili in merito al virus, all’andamento con raccomandazioni atte alla prevenzione: distanza sociale/tempo di esposizione, lavaggio frequente delle mani e sue modalità corretta, starnutire e tossire nell’incavo del gomito, gestione di fazzoletti e indumenti potenzialmente infetti, disinfezione delle superfici (tavoli, sedie, interruttori, maniglie, schermi di cellulari e devices, utilizzo di protezioni idonee ed appropriate al contesto ed alla situazione, etc).

Come libera professionista ad accesso diretto, non operando nei contesti di emergenza, mi sono chiesta sin da subito quali fossero le misure di tutela più consone da adottare per tutelare tutti noi (pazienti ed operatori) senza alimentare stress, ansia e panico. Queste alcune delle riflessioni che mi hanno guidata nelle scelte sino ad oggi:

Prima regola: non nuocere. In ambito fisioterapico, dobbiamo essere in grado di individuare come red flag tutte quelle problematiche non di nostra competenza e riferire subito il caso al medico curante, allo specialista in modo da non perdere tempo, energie e risorse inutilmente. Il coronavirus è quindi da classificarsi come red flag da segnalare alle autorità competenti, invitando il paziente a rivolgersi all’apposito numero verde per sottoporsi all’iter di controllo idoneo. Ma quale la procedura corretta per individuare un soggetto sospetto, in modo da non sovraccaricare il sistema già oberato ed allo stesso tempo non rischiare di peccare di leggerezza? Inizialmente avrei pensato a febbre e tosse in soggetti rientrati dai paesi a rischio, ma ora che il paese a rischio siamo noi? Forse ora aggiungerei diarrea, ma cosa dire di tutti gli asintomatici? E’ certamente un problema primario di chi si trova in prima linea, ma come deve comportarsi chi è in seconda linea e riceve con accesso diretto pazienti da ogni dove per disfunzioni muscolo scheletriche che nulla hanno a che fare con il virus?

Seconda regola: per aiutare l’altro dobbiamo stare bene noi, fisicamente e psicologicamente. Da essa la prassi di tutelare sé stessi in primis, non con logica egoistica ma al fine di non essere un pericolo per gli altri. Ma come agire quando chiunque è un potenziale portatore sano o veicolo di un virus ancora in incubazione? Quali misure adottare se la percezione soggettiva è di stato di salute e la clinica del momento lo conferma ma per svolgere il tuo lavoro in modo appropriato trascorri con l’altro 60′ (quindi più di 15′ ) a distanza ravvicinata e con contatto fisico? Cosa fare quando la red flag è ambientale e l’ambiente è anche il tuo studio?

Non è facile dare risposte “corrette” ed essere all’altezza della situazione adottando misure adeguate e prendendo posizioni coerenti. Non è facile perché siamo culturalmente e psicologicamente impreparati a tollerare questo tipo di stress da minaccia ed incertezza, causato dalla paura che correla con la mancanza di conoscenza, con l’assenza di controllo e con la forzata dilatazione dei tempi, in un momento storico e culturale caratterizzato al contrario da velocità, frenesia, immediatezza, certezze assolute, libertà di azione, pensiero e di grande mobilità.

Non è facile perché è una esperienza nuova per la quale non siamo preparati e per la quale non abbiamo ricevuto indicazioni specifiche. Durante questa emergenza, ad esempio, non sono infatti ancora state contemplate misure di sicurezza per i liberi professionisti (così come raramente vengono elaborate strategie di sostegno alle le partite iva), rafforzando la solitudine di una popolazione di invisibili che, seppur costituita da grandi numeri e capace di importanti contributi (diretti ed indiretti), pare non avere mai abbastanza voce. Voglio sperare che a breve vengano divulgate direttive anche per noi, non solo per tutelarci e tutelare ma anche per standardizzare i comportamenti e ridurre il fai date. Come sanitari anche noi abbiamo bisogno di indicazioni chiare e di un accesso agevolato ai materiali come igienizzanti, mascherine, guanti, ormai irreperibili ovunque se non dai peggiori speculatori a prezzi insostenibili.

In attesa l’unico paradigma affidabile è quello del buon senso: adottare le misure di precauzione nell’intento di fare il meglio e nella speranza che sia sufficiente.

L’applicazione del buon senso trova forma nella capacità di rallentare e riflettere, osservare e ascoltare, nella pazienza e nella calma, ma anche nella sospensione del giudizio. Alla base del buon senso la capacità critica che ci permette l’individuazione degli interessi, dei conflitti e di analizzare rischi e vantaggi. Nell’emergenza dove sono necessarie doti di prontezza, velocità e reattività non è facile mettere in atto queste risorse in breve tempo: proprio per questo esistono linee guida e procedure standardizzate e -in loro assenza- è logico seguire quelle più idonee per poi adattarle con elasticità alla situazione specifica.

Al momento dell’individuazione del primo caso positivo di Codogno avevamo a disposizione solo le linee guida dell’OMS per le epidemie che indicavano come preventive le seguenti misure: tenere una distanza di 2 mt per un tempo massimo di 15′, la disinfezione delle superfici dove i virus possono permanere per ore/giorni, il lavaggio frequente delle mani con procedura specifica, la riduzione dei contatti sociali e fisici, tra cui la stretta di mano, l’abbraccio ed il bacio.

Sono queste misure adeguate al nuovo coronavirus? La verità è che ad oggi non lo sappiamo, come non sappiamo se tutte le altre misure di cautela e protezione preventive lo siano, ma questo non significa che non vadano adottate. Trattandosi di un virus di nuova generazione con le caratteristiche inizialmente elencate, è comprensibile la difficoltà nell’individuare l’adeguatezza delle misure. Trovo quindi gratuita la critica pour parler della sovra o sotto-stima che specula irresponsabilmente, al fine di potere comunque accusare di restrizionismo o lassismo qualsiasi decisione venga presa: qualunque sarà il risultato, non andrà bene perché l’obiettivo non è informare e tutelare, bensì criticare e lamentarsi. Così facendo però si promuovono caos, dis-informazione, diffidenza, sfiducia, paura e stress con danni indiretti alla salute ed all’economia, nell’immediato invisibili in quanto difficili da ponderare e misurare. Al contrario abbiamo bisogno di tempo per pensare, calma per capire, energie per reagire.

A me pare ragionevole fermarsi, fare silenzio ed ascoltare, unirsi per una gestione coordinata e funzionale, attuando le misure preventive ad oggi più tutelanti, in attesa di informazioni più precise in merito a questo specifico virus, per poi adattarle con elasticità alle nuove conoscenze, nella speranza di poter dire in futuro che abbiamo fatto tutto il possibile per gestirla e contenerla, piuttosto che avere il rimorso di non avere fatto abbastanza. Perché tutto ciò avvenga è necessario uno sforzo collettivo a partire da ciascun individuo.

D’altronde sappiamo bene che il gruppo è molto più della somma delle parti, nel bene e nel male. Come una notizia negativa, la paura, l’angoscia ed il panico possono amplificarsi esponenzialmente a causa della risonanza emozionale che propaga tra gli individui, attivando così quelle aree del cervello atte a proteggerci dal pericolo, fino a spingerci a comportamenti irrazionali e controproducenti, anche una buona idea, un’informazione utile, un atteggiamento propositivo che promuove fiducia e speranza possono essere dilaganti e contagiosi, tanto da coinvolgerci in scelte partecipative ed azioni virtuose che – se massificate – possono fare la differenza. Tutti assieme facciamo la differenza contro il CoVid19.

Il buon senso porta in sé anche la scelta delle fonti. Difficile infatti destreggiarsi tra le fake news ed i commenti sui social, dove si sprecano le opinioni dei tuttologi a-critici, dei fai da te, degli speculatori e dei portatori di interesse più o meno consapevoli del conflitto che rappresentano. Inoltre non aiutano i conflitti tra scienziati e gruppi di ricerca, la rincorsa all’ultimo click tramite il sensazionalismo giornalistico, l’incapacità dei giornalisti di promuovere una informazione scevra da strumentalizzazione politica e la speculazione partitica in costante campagna elettorale: assieme al saccheggio dei supermercati, all’incetta di disinfettanti e mascherine, alle quotidiane aggressioni verbali e fisiche, sono tutte facce dello stesso poliedro sociale caratterizzato da una decadenza culturale, propria di un tempo povero di etica, professionalità e, appunto, buon senso. La ricerca e la scelta delle fonti è un’attività complessa che richiede tempo, conoscenze e capacità critica, tuttavia le fonti affidabili esistono: dai siti istituzionali, alle comunicazioni ufficiali, alle pubblicazioni di settore è possibile ricavare notizie attendibili, seppur non sempre comprensibili e in continuo divenire perché la scienza non è una, indiscutibile ed esatta, bensì un sapere aperto, dinamico e relativo alla cultura ed al tempo. 

Da non sottovalutare inoltre la presenza di bias cognitivi intrinseci, basati su credenze, pregiudizi, dati falsati o distorti, causa di risultati fallaci, interpretazioni errate e stime probabilistiche inaffidabili. E’ così che funziona il nostro cervello: nell’impossibilità di accedere a tutti i dati e comunque di esaminarli in modo esaustivo, esso attiva un sistema predittivo che ipotizza la probabilità con la quale un evento si esprimerà; questa ipotesi si basa sulle esperienze pregresse, di ciò che conosciamo o possiamo immaginare possibile. Si tratta di una strategia eccellente per prendere decisioni rapide e funzionali. Ricorrere però ad esempi e informazioni più facilmente reperibili nella nostra memoria in quanto più recenti nel tempo, straordinari, legati a narrazioni più vivide e ricche di emotività, può causare distorsioni nel giudizio. Il ricordo e l’attribuzione di rilevanza, gravità e pericolo sono inoltre strettamente correlate con l’intensità e la frequenza con la quale se ne parla. In questo senso, come scienza, politica e media raccontano i fenomeni influenza fortemente la nostra percezione, attivando lo stato di allerta, provocando reazioni primarie di difesa, attacco e fuga inadeguate e alzando il livello di stress, dannoso per la salute se prolungato nel tempo.

Per questo dobbiamo essere critici (non criticoni): 1) partendo dal presupposto che non tutte le fonti sono autorevoli, affidabili, capaci di discernere quando la narrazione emotiva può accompagnare la notizia e quando è necessario offrire dati scevri da coloriture, 2) tenendo presente che qualsiasi immagine o racconto è una lettura parziale e filtrata della realtà ma non corrisponde alla complessità reale, 3) considerando l’alta percentuale di fake news che viaggiano ad alta velocità e larga estensione, 4) non sottovalutando che l’insaziabile fame di notizie supera la capacità produttiva di nuove notizie, portando il business dell’informazione a replicarle con ridondanza di commenti e discussioni che promuovono a loro volta nuove ipotesi, interpretazioni, deduzioni, immaginari e scenari che alimentano l’infodemia, prolungando lo stato di allerta ed il conseguente stress, 5) ricordando che il nostro sistema predittivo è fortemente influenzato da tutti questi fattori e determina a sua volta la nostra capacità di analisi, la qualità delle nostre valutazioni e modulando le nostre emozioni.

Il buon senso quindi oggi coincide con l’igiene del corpo, dei luoghi ma anche della mente: rallentare e concedersi riflessioni atte a mettere a fuoco il momento in cui ci troviamo, il contesto in cui ci muoviamo ed individuare le priorità; mantenere la calma e la capacità di analisi dei pochi dati affidabili, provenienti dalle fonti istituzionali; sensibilizzare da un lato e calmare dall’altro chi ci circonda, cercando di stimolare riflessioni equilibrate e condividendo informazioni corrette; promuovere la partecipazione attiva con responsabilità, fiducia e speranza, esercitando la pazienza, l’accettazione dell’incognito e l’elasticità necessaria ad adattarsi rapidamente al cambiamento, secondo le nuove informazioni e direttive.

Il buon senso ci porta a rivalutare il significato di società civile e del valore evoluzionistico che ci ha spinti ad aggregarci in collettività: oggi più che mai possiamo dire che “la nostra salute è nelle mani degli altri“, evidenza inconfutabile che rende vano qualsiasi gesto egoistico e dovrebbe promuovere la condivisione del sapere e delle opportunità, nonché facilitare l’accesso alle risorse, ai materiali ed alle materie prime, soprattutto per i più fragili e per chi più è esposto al rischio.

Il buon senso ci riporta a riflettere sulla rilevanza del Sistema Sanitario Nazionale, della sua integrazione armonica con quello privato (ben regolamentato) e del valore della Ricerca : cosa sarebbe oggi se li avessimo definitivamente già smantellati, a favore di altre priorità apparentemente più importanti?

Come società dobbiamo quindi curarci anche dell’igiene etica dei 4 pilastri fondanti la nostra società civile, ovvero informazione, sanità, educazione e giustizia, senza i quali decadiamo come individui, come professionisti e come sistema complesso. Come individui possiamo coltivare il buon senso, la capacità critica, l’igiene del corpo, dei luoghi e della mente e lo spirito di condivisione di tutto ciò.

L'articolo L’igiene del corpo, dei luoghi e della mente: riflessioni in emergenza 2020 proviene da Studio Fisioterapico Carlotta Viti.

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